Italiani e pausa pranzo, a che punto siamo?

Gli italiani e la pausa pranzo: un must per i nostri connazionali, oltre 8 su 10 la fanno regolarmente. Tuttavia, secondo una ricerca mUp Research condotta per American Pistachio Growers, solamente 1 italiano su 4 giudica “corretta” la propria alimentazione quotidiana sul luogo di lavoro. Oltre 7 italiani su 10 fanno almeno una pausa snack e il 42% di questi preferiscono mangiare frutta secca

 

La pausa pranzo contribuisce alla produttività di ogni lavoratore e al suo benessere generale. Permette infatti di ricaricare le proprie energie, oltre ad essere un’occasione preziosa per il riposo mentale. Un momento in cui ci si può rilassare, ridurre lo stress e prevenire il burnout.

Ed è proprio il lunch break ad essere il protagonista della ricerca* condotta da American Pistachio Growers. L’associazione no profit che unisce i coltivatori di pistacchi americani, in collaborazione con mUp Research, ha indagato le abitudini alimentari degli italiani nel corso della loro normale giornata lavorativa per scoprire quali sono i fattori che influenzano i comportamenti alimentari sul luogo di lavoro.

Per gli italiani la pausa pranzo è irrinunciabile

Secondo i risultati della survey, per gli italiani la pausa pranzo è sacra: infatti, se la concedono regolarmente oltre l’80% degli intervistati.

Tuttavia, la mancanza di tempo è l’ostacolo principale alla regolarità nello svolgimento del lunch break (64%). Anche l’assenza di spazi adeguati dove consumare il proprio pasto (32%) e l’impossibilità di variare la propria alimentazione (21%), rappresentano un impedimento significativo.

 

Pausa pranzo alla scrivania? Meglio di no!

Se si chiama “pausa” pranzo è perché dovrebbe essere una vera e propria pausa che offre vantaggi sia in termini nutrizionali che psicologici. Per quanto sia noto che non bisognerebbe mai farla alla scrivania (soprattutto mai mangiare e lavorare insieme). Purtroppo quasi 1 italiano su 3 pranza proprio alla scrivania nel tentativo di portarsi avanti con il lavoro. In questo modo, però, non si fa altro che aumentare lo stress ed esaurire le riserve fisiche e mentali, facendoci sentire ancora più stanchi e meno produttivi nel pomeriggio. Il fenomeno è maggiormente accentuato nella popolazione femminile (32%) e in generale è spesso legato al caro-vita. Gi italiano che combattono l’aumento del costo della vita adottando alcune contromisure. Quasi 4 intervistati su 10 dichiarano di portarsi il pranzo da casa per poterlo consumare sul luogo di lavoro (38%) – spesso consumato proprio davanti al computer – con alimenti più sani di quelli che potrebbero trovare nei ristorantini vicini all’ufficio. Al secondo gradino del podio, ci sono coloro che prediligono la mensa del proprio posto di lavoro (16%) e, solo l’11% dei rispondenti, afferma di consumare la propria pausa pranzo al ristorante.

L’importanza di una corretta alimentazione al lavoro

Ormai è risaputo che una corretta alimentazione incide fortemente sul rendimento lavorativo e che ha un ruolo significativo per quanto riguarda gli infortuni sul lavoro; infatti la maggior parte degli infortuni sul luogo di lavoro avviene nelle ore successive al consumo del pranzo.

Ma quanto è seguita una sana dieta in ufficio? Dall’indagine condotta da mUp Research per American Pistachio Growers, emerge che solamente 1 italiano su 4 giudica “corretta” la propria alimentazione quotidiana sul luogo di lavoro.

Il problema più importante è sicuramente rappresentato dalla mancanza di tempo (53%), seguito dall’impossibilità di variare gli alimenti (39%) e dalla poca qualità/salubrità degli alimenti (26%).

Infine, il 19% degli intervistati ammette anche di non bere abbastanza acqua durante le ore lavorative.

Le pause snack

Quando ci si sente stressati e sopraffatti, prendersi 5 minuti per sé stessi è sicuramente la soluzione ideale. Ogni tanto infatti una pausa è molto utile, un sano momento per fermarsi e dire: “ok, è ora di sgomberare la mente“. A questo proposito, oltre 7 italiani su 10 fanno almeno una pausa snack ogni giorno e 1 su 4 ne fa almeno 2. L’indagine ha anche sottolineato come il momento di pausa sia inversamente correlato all’età dell’intervistato: diminuisce infatti al crescere dell’età.

Dato che il tempo a disposizione è sempre poco, oltre 4 italiani su 10 fanno la propria pausa snack alla scrivania. Il 7% dichiara di non fare mai pause snack e fra coloro che non le fanno mai o quasi mai, le poche volte che hanno luogo… vengono fatte addirittura in piedi! (23,5%).

Il ruolo della frutta secca

La frutta secca è al primo posto nei consumi di snack con il 42% ed è infatti un’opzione salutare e conveniente per uno spuntino al lavoro. Al secondo posto, la frutta fresca con il 38% delle preferenze e al terzo gradino del podio la popolarissima barretta di cioccolato scelta dal 31% degli intervistati.

Molti nutrizionisti suggeriscono, infatti, la frutta secca come alimento migliore durante una pausa: veloce, nutriente e a portata di mano, aiuta a sentirsi sazi più a lungo.

I pistacchi americani, ad esempio, sono un ottimo snack salutare ed energizzante (una porzione di circa 30g ha circa 165 kcal e ben 7 grammi di proteine): hanno un’altissima densità nutritiva perché forniscono quantità importanti di carboidrati e grassi buoni. A questo si aggiunge una forte presenza di fibre che stimolano il senso di sazietà, un alto apporto di minerali e una significativa componente vitaminica. Per coloro che consumano quotidianamente i pistacchi, la capacità di togliere uno sfizio (58%) e il gusto (55%) rappresentano sicuramente i principali driver di consumo. Seguiti dal loro essere comodi e pratici, capaci di essere sgranocchiati ovunque (31%) e l’essere considerati uno spuntino sano ed equilibrato (27%).

La maggior parte degli adulti passa metà del proprio tempo sul luogo di lavoro e per questo motivo sarebbe importante aumentare l’attività fisica quotidiana trovando il modo di praticarla durante l’orario lavorativo. Purtroppo, però, oltre metà degli italiani dichiara di non farla mai o quasi mai durante la giornata di lavoro e solo il 16% la pratica con regolarità.

Passare troppo tempo alla scrivania non è salutare

Per “disinnescare” 30 minuti di seduta alla scrivania bastano solo 5 minuti di camminata leggera, insomma, una passeggiata per sgranchirsi le gambe. Oltre 7 italiani su 10 dichiarano effettivamente di farla durante la giornata lavorativa, mentre il 14% afferma di fare della ginnastica per rilassare il collo. Solo l’8% dice di trovare il tempo di andare in palestra in pausa pranzo. Secondo l’OMS, stare seduti a lungo fa aumentare il rischio di malattie croniche che possono causare problemi cardiovascolari, diabete e obesità. Purtroppo, oltre metà degli italiani trovano innumerevoli motivi di scusa per evitare di fare attività fisica (scarsità di tempo 48%, mancanza di spazi adeguati 45%, scomodità 25%).

Infine, l’ambiente di lavoro può influenzare negativamente il sistema neuroendocrino. Le tensioni accumulate sul lavoro possono causare un progressivo cambio di alimentazione, causando disturbi nutrizionali. Dall’indagine emerge che oltre 5 italiani su 10 credono di soffrire di questa patologia.

Se stressati, gli italiani, spinti da un meccanismo di ricompensa, sono portati a preferire alimenti gustosi, ricchi di zuccheri e grassi, incuranti delle calorie in eccesso. Dolci (37%) e prodotti salati come salatini e crackers (33%) sono i cibi spazzatura preferiti.

 Note

*Indagine condotta da mUp Research per conto di American Pistachio Growers ad aprile 2024. Metodologia: 802 interviste CAWI a un campione stratificato di individui in età compresa fra 20 e 64 anni, rappresentativo della popolazione italiana adulta che svolgesse una attività lavorativa fuori di casa.

 

A proposito di American Pistachio Growers

American Pistachio Growers è un’associazione no profit del settore agricolo che rappresenta più di 800 membri in California, Arizona e New Messico. APG è governata da un consiglio di amministrazione di 18 soci ed è finanziata interamente da coltivatori e operatori indipendenti con l’obiettivo comune di promuovere le proprietà nutrizionali dei pistacchi americani. Gli Stati Uniti sono al primo posto nella produzione mondiale di pistacchio dal 2008.

 

 

 

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